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Storie di instagram - 2018

Instagram ha da qualche tempo una funzione che permette la condivisione immediata anche di brevi video in diretta, al pari delle immagini e dei suoni, è infatti possibile in tempo reale condividere con i propri contatti l’attività quotidiana. Ho scelto di raccontare la mia particolare situazione familiare utilizzando queste modalità di condivisione che, come tutti i “social” di oggi, sono diventate una pratica ricorrente di comunicazione tra persone.
Il lavoro, gli studi e i vari impegni hanno in pratica “diviso” la mia famiglia e costretti, nostro malgrado, a vivere lontano tra noi per lunghi periodi di tempo.
Io a Napoli con il mio lavoro, mia moglie a Treviso, le mie figlie entrambe lontane, Chiara in Olanda per una esperienza lavorativa e Giuliana per gli studi universitari tra Padova e Londra.
Una famiglia fisicamente divisa ma profondamente unita che si affida ai social per restare in contatto, per condividere le nostre esperienze personali nell’attesa di rincontraci appena possibile.
Attraverso la “diretta” del momento che si sta vivendo e che svanisce nel corso di poche ore ho costruito il mio racconto fotografico.
Un progetto creato attraverso degli “screenshot” catturati con il cellulare o dallo schermo del computer e miscelati con fotografie inviate su WhatsUp o realizzate nei rari momenti trascorsi insieme. Storie con un filo denominatore comune quello di permettere ad ognuno di noi di sapere cosa sta accadendo all’altro in tempo reale, un modo per condividere le proprie gioie o le preoccupazioni, di far conoscere le notizie e le cose che ci accadono ma anche mostrare emozioni, sensazioni, curiosità. Ho tentato in questo lavoro di dare un senso logico a quattro storie diverse che contemporaneamente vanno avanti diventando tutte insieme, la storia della mia famiglia oggi e forse anche di altre.






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Forestieri, foresterie e grandi progetti - 2009/2013

Una storia che si ripete… con volti diversi, ogni qualvolta che una grande impresa acquisisce una rilevante opera da realizzare.
Il personale tecnico di fiducia, quello dirigenziale e impiegatizio, è spostato in poco tempo da un cantiere ad un altro, da una città all’altra secondo varie esigenze.
Una storia spesso scontata, ma che porta con se una serie di aspetti…in fondo per tutti l’importante è lavorare.
A scadenza quasi costante si vive il cambiamento, di alloggio, di abitudini, di colleghi, che per forza di cose coinvolge in molti casi la propria famiglia o le decisioni su di essa.
Un impegno lavorativo ma anche sociale che lascia un profondo segno nel carattere e nei propri comportamenti.
Essere "forestieri" sempre.  Lavoratori che rappresentano una fascia di reddito più alta rispetto a quella operaia e che vivono o "sopravvivono" per una o due settimane lontano dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria città, dai propri amici, cercando di riappropriarsi di spazi e di quel fare che il luogo o il tempo a disposizione permette, in attesa del  ritorno a casa.
Alla fine, la "foresteria" ma anche il proprio ambiente di lavoro, assume una importanza rilevante, più della nuova città sede del lavoro. Una camera e un bagno che diventano il “tuo” luogo, non solo per riposare e ritrovare se stessi ma anche probabilmente per  nasconderti da chi hai conosciuto solo da poco tempo, ma che vive i tuoi stessi problemi.
C’è chi si trova a suo agio fin da subito, ma anche chi "soffre" fino alla fine, c’è chi s’integra e continua ad operare come se nulla fosse cambiato, e chi riesce a trovare spazi per esprimersi meglio.
Foresterie, uffici mobili e piazzali di cantiere sono i posti dove il “grande progetto” nasce...pone le basi per la sua realizzazione attraverso delle persone...

Libro finalista al premio CIFA 2013 "Crediamo ai tuoi occhi - 35°Trofeo città di Bibbiena"

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Mario Ferrentino Volley - 2013

Siamo negli anni 80 in una città del sud, Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, quasi priva di tutte le minime attrezzature sportive, con giovani che si adattavano a praticare sport diversi dal calcio, in strutture adibite ad altri scopi, grandi garage, terreni abbandonati o nelle palestre delle scuole.
Praticare la pallavolo, la pallacanestro o l’atletica leggera dipendeva dagli spazi a disposizione, purtroppo molto pochi, ma essenzialmente dagli sforzi e dalla passione personale di alcuni volontari che dedicavano tempo e risorse economiche nel tentare di dare una possibilità a noi giovani di socializzare e divertirsi con lo sport.

Ho iniziato così la mia attività agonistica a 17 anni, molto tardi rispetto all’età in cui iniziano i giovani oggi, nell’unica squadra di pallavolo esistente in città, la Mario Ferrentino volley. Una piccola squadra iscritta al campionato di serie D nazionale e sovvenzionata da un gioielliere, Mario Ferrentino che metteva a disposizione, per un po’ di pubblicità sulle magliette da gioco, ma soprattutto per amore della gioventù e nei sani valori di vita, una piccola somma annuale che serviva a coprire parte dei costi di trasferte, d’iscrizioni ai campionati e di attrezzature necessarie.

Una squadra formata da atleti che vivevano lo sport  in funzione prima dell’amicizia  e poi della competizione vera e propria. L'importante non era vincere, ma divertirsi e stare bene insieme, condividere la nostra crescita. È sicuramente avvenuto un piccolo miracolo che allora non capivamo, ma che abbiamo ben compreso con il tempo: diventare amici per sempre attraverso lo sport.

Il ricordo di quei tempi è rimasto vivido nei nostri pensieri, nonostante il lavoro, nonostante il sopraggiungere di interessi diversi, i cambiamenti di vita, i trasferimenti di città; quei ragazzi di un tempo, oggi sono diventati uomini, con le loro famiglie, i loro sogni, le loro scelte e i loro obiettivi raggiunti. Gli allenamenti, le partite giocate, i campionati vinti o persi per un soffio, le trasferte, l’immancabile pizza del dopo partita, l’attesa dell’incontro e delle ragazze che entravano in palestra per vederci giocare, le schiacciate nei tre metri, i problemi scolastici, le tante risate e il modo con cui tutto questo è finito sono rimasti impressi in noi per sempre.

Vero. Gli anni sono passati troppo velocemente; tutto è diventato un ricordo di una felicità mai ben compresa.

Proprio per questo ho sentito l’esigenza di realizzare un lavoro fotografico, che si è trasformato, pian piano in un libro che parla, secondo me, attraverso i nostri volti di oggi, di sport e di amicizia in maniera universale.

Nei tre anni di realizzazione ho incontrato in momenti diversi e nei limiti di disponibilità, tutti i miei amici di squadra, nelle città dove vivono adesso, nei loro ambienti lavorativi, trascorrendo con loro momenti di grandissima gioia, nel ripensare alla nostra gioventù trascorsa e di come sia stato fondamentale quel periodo nella messa in pratica poi, di alcuni valori fondamentali in cui abbiamo sempre creduto nelle nostre scelte di vita.
Di quel tempo sono rimaste solo poche fotografie che con difficoltà ho ricercato e raccolto qui, insieme ad esse ho ripercorso oggi gli stessi luoghi di un tempo fotografandoli; la palestra, la pizzeria, il posto dove ci si riuniva prima di una trasferta, la scuola. Sono luoghi svuotati, in decadimento, difficilmente percepibili una memoria che rivive solo dentro di noi, poi, i nostri ritratti, sedici volti che non hanno perso il sorriso di allora consapevoli della grande ricchezza ricevuta: la profonda amicizia reciproca grazie ad uno sport.

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L'arcivescovo - 7 febbraio 2010

Presentazione alla città del nuovo Vescovo di Treviso, l'Arcivescovo Gianfranco Agostino Gardin.
La nuova guida della Diocesi di Treviso celebra la santa messa davanti a due cardinali (Angelo Scola, patriarca di Venezia, e Franz Rodé, a capo della Congregazione per gli istituti di vita consacrata), a molti vescovi, accompagnato da più di 200 tra sacerdoti e religiosi, a numerose autorità (c’è anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi), a migliaia di fedeli, che il Duomo di Treviso non riesce a contenere tutti.
Un documento fotografico che descrive il dietro le quinte della cerimonia, la preparazione dei sacerdoti, dei diaconi, il saluto ai precedenti vescovi, i vari gruppi che insieme ai religiosi hanno preparato l’evento.

Progetto pubblicato su witness journal e sulla voce del popolo.
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